2021 LAND ART AL FURLO – XII EDIZIONE

Indirizzo: Sant’Anna al Furlo n. 30, Fossombrone (PU)

Indicazioni stradali: imboccare la SP 3 e uscire a Calmazzo, poi seguire in direzione del ristorante “Oasy Sant’Anna”. Dopo aver oltrepassato il ristorante, seguire la freccia con la scritta “Artisti” in rosso, da cui parte una strada sterrata: dopo circa 500 m sarete arrivati.

Cerimonia d’inaugurazione
Cerimonia d’inaugurazione
Il Cammino dell’arte si allunga

Programma giornaliero:

/ 21 agosto ore 17.00: Inaugurazione. Introduzione e Visita guidata a cura del Direttore artistico Andrea Baffoni: ai nuovi “tappeti volanti” creati da venti artisti, e con tre interventi paralleli, tra ceramica, ferro forgiato e legno, alla scultura in progress di Zuccarini e Di Nunzio, alla Spirale rinnovata di Sisto Righi. Performance della danzatrice Arianna Ilardi, “Il Labirinto”, coi musicisti Antonello Andreani e Danilo Tarquini. Inaugurazione della collettiva con undici artiste dedicata alla Fiber Art – Piccolo banchetto sulla Tavola dell’Accoglienza.

/ 22 agosto ore 18.00: Presentazione in anteprima italiana del saggio di Andrea Baffoni “Dannati Romantici. Da Gericault a Ligabue vite in bilico tra genio e follia” Editore Fabrizio Fabbri – Perugia.

/ 29 agosto ore 18.00: Videoconferenza di Elvio Moretti su “Le trame dell’arte: tappeti, arazzi, tessuti, fino all’Arte Povera”./ 4 settembre ore 17.00: Il Collettivo Donne di Marca presenta il libro “Più diritti per le Streghe malvagie”, Editore Giaconi – Recanati. Alle 18.00: il giornalista e saggista Diego Mecenero illustra il suo libro “Le affascinanti leggende dei Monti Sibillini”, Edizioni Ephemeria 2021.

/ 5 settembre ore 17.00: Finissage. Performance della vocalist Stefania Dipierro, con la fotografa Carmela Lovero, della quale si presenterà il libro “Eye Fitness”Festa di chiusura con band & brindisi

Il Comitato scientifico della Casa degli Artisti di Sant’Anna del Furlo, presieduto dal curatore Andrea Baffoni, ha selezionato, per la XII edizione della Land Art al Furlo, i progetti di 40 artisti nelle tre differenti sezioni, Il Cammino dell’arteFiber ArtTre Fontane

IL CAMMINO DELL’ARTE: Camillo Baldeschi, Bernardo Bandinelli, Matthias Canapini, Antonio Carbone, Patrizio Carburi, Luz Jimena Carollo, Pippo Cosenza, Federica Dalla Vecchia, Stefania Di Filippo, Lucia Di Miceli, Yvonne Ekman, Ilaria Falco, Antonio Giusti, Anna Icardi, Paolo Massei, Monica Minucci, Mauro Paolini, Chiara Pellegrini, Cecilia Piersigilli, Fiorello Pietrobono, Rebecca Quintavalle, Ornella Ricca, Alessandro Rossi, Pietro Spagnoli.

FIBER ART: Anna Maria Atturo, Elisabetta Bosisio, Nietta Condemi De Felice, Leonarda Faggi, Federica Ferzoco, Maria Grazia Medda, Adriana Perego, Giulia Ripandelli, Rosa Spina, Marilena Scavizzi, Patrizia Trevisi.

TRE FONTANE: Niccolò Amadori, Michele Picone, Lizzy Sainsbury, Antonio Sorace, Simone Leanza.

Tutti i partecipanti potranno effettuare un sopralluogo a partire da giugno 2021, risiedendo nella Casa degli Artisti. Agli artisti, come di consueto, verrà offerto vitto e alloggio, strumenti di lavoro, aiuti sul campo e una copia del catalogo 2021, a cura di Elvio Moretti. 

Che cosa apparirà?

Diario

Giovedì 24 giugno 2021: ho dormito pochissimo… sarà l’ansia per la partenza? Sto per partire verso un luogo sconosciuto, dove abitano sconosciuti, per tentare una tecnica artistica sconosciuta (o quasi).

A Firenze si celebra il patrono, San Giovanni Battista, per cui partire mi fa sentire quell’aria di vacanza, mista a festa, che mi aiuta a raggiungere il primo casello dell’autostrada, in cui ordino il caffè d’obbligo.

Mi sono messo in direzione di Arezzo e il traffico non lascia tregua.

Per fortuna esco dall’autostrada e inizio a percorrere i piccoli paesi verso Città di Castello, da cui dovrò proseguire verso le Marche.

Ad Acqualagna, infine, arrivo verso l’ora di pranzo: mi dedico un menu al tartufo, delizioso, pare anche ottimo come antivirale… se non fosse per i prezzi, mangerei tartufo di continuo.

Superato l’intoppo della Flaminia interrotta, che mi costringe a un extra di dieci chilometri, imbocco l’ultimo tratto di strada, sterrata, a senso unico, in mezzo a un bosco.

L’ossigenazione dell’aria mi corrobora e rinfresca dalla calura che mi ha attanagliato fin lì.

Incontro Andreina e Antonio, che mi indica il parcheggio per l’automobile. Lei, poi, mi accompagna alla stanza, con doppia finestra, al primo piano della palazzina in stile torinese (mai sentito prima, ma dissimulo bene per darmi un tono): una stanza tutta per me.

Resto colpito dai libri d’arte sparsi sugli scalini, dai quadri appoggiati o appesi ovunque, dalle statue cui manca solo la parola, esposte dappertutto.

Non so se è il pranzo luculliano (omelette, tagliatelle, sfogliatina con crema alla nocciola, con – ca va sans dire – vino bianco freddo), o la stanchezza del viaggio, o il deficit di sonno: dopo aver scaricato le valigie, mi getto sul letto e cado di sasso addormentato.

Verso le cinque del pomeriggio sento una voce che mi chiama: “Bernardo! Bernardo!” Ancora mezzo addormentato, rispondo un frettoloso “Un attimo” e, infilati di corsa i pantaloni, apro la porta sul corridoio. “Bernardo, ti ho preparato una focaccia. Come ti ho accennato, noi dobbiamo andare a Fano. Ciao bello”. Sgrano tanto d’occhi: vedo Andreina che mi presenta un piatto di legno, da cui mi strizza l’occhiolino una pizza bianca, ancora fumante, e mentre lei l’appoggia, sorridendo, su una panca nel corridoio, mi affretto a ringraziare. Recupero la focaccia, la porto nella mia camera e, prima di ributtarmi sul letto, stavolta con la ninnananna (per il mio naso) della ghiottoneria appena introdotta, faccio appena a tempo a pensare: sono arrivato nel posto giusto.

Verso le otto mi sveglio: la focaccia è già fredda, ma decido di assaggiarla: davvero buona, fragrante, con olio e sale quanto basta. Esco dalla palazzina con la focaccia e mi giro intorno: vado verso la cucina, per recuperare acqua fresca dal frigorifero e mi siedo sotto la pergola di rose selvatiche, nel cortile tra la palazzina e la cucina.

Dopo pochi minuti, sento un saluto: è arrivata una gattina, che miagola a intervalli regolari, con un tono tenue ma ritmato. Non ci vuole molto per capire che è in cerca di coccole, per cui placo un po’ la fame e la sete e poi mi dedico alla nuova arrivata. Mi accoccolo sulle gambe e inizio a chiamarla: dopo pochi secondi, intensifica i miagolii e mi prende per il centro del suo girotondo, strusciandosi sulle mie gambe, con soddisfazione reciproca.

Mentre ci scambiamo i saluti io e la Titti, come poi ho saputo che si chiama la gattina, arriva il crepuscolo e, a poco a poco, insieme a un fresco vicino a 20°, fanno il loro ingresso anche le lucciole. Non ci sono lampioni, per cui questi magici insetti rischiarano intermittenti il crepuscolo che si perde nella notte. Lontano da paesi e città, strade o ferrovie, la gola del Furlo si apre alle stelle e solo per poco ti lascia un sottile timore ancestrale. Andreina e Antonio non sono ancora tornati, quindi mi congedo dalla Titti e torno in camera: la temperatura concilia il sonno e mi abbandono, con le finestre aperte, al suono della notte del Furlo.

Titti

Venerdì 25 giugno 2021 Mi sveglio alle 4 al suono dei passeri nel bosco… le finestre aperte mi hanno salvato dal caldo, ma mi hanno anche messo in contatto coi numerosi animali che popolano le foreste. Accosto le imposte a passo di zombie e ripiombo in un piacevole dormiveglia, che dura fino alle otto. Mi vesto e intravedo, da una finestra, Antonio che sta preparando il cemento per la colata della “mia” opera. Mi precipito a consumare la colazione (al solito tè verde al limone e banana, senza scordare un pezzo della focaccia della sera prima) e raggiungo Antonio. Lo aiuto a mescolare sabbia e cemento con acqua, per poi colare l’impasto all’interno di una cassaforma tronco-conica, di dimensioni un metro per due. La “mia” tappa del cammino dell’arte va in coda a quelle del 2020 e, se tutto procede per il meglio, in circa cinque anni il cammino dovrebbe essere completato. Io sono il primo arrivato di questa dodicesima edizione. Andiamo avanti e indietro per più volte con la carriola, svuotando il contenuto nella cassaforma, in cui Antonio ha avuto l’accortezza, per aumentare la tenuta, di affogare una rete di acciaio. Dopo ogni colata, con una spatola umida, lisciamo la superficie e proseguiamo fino a raggiungere l’orlo. Nel tempo libero, mi dedico ai libri che ho portato in camera, trovati nei corridoi della residenza o nella mansarda: libri su Pisaurum, Raffaello o la guida delle Marche. Trovo, tra gli altri, le poesie di Arthur Rimbaud, il poeta che colorò le vocali. Scopro, sfogliando le sue strofe, che la E è associata al bianco e la I al rosso… Sarà un caso? Sono proprio le vocali di Bernie, lei, Firenze, Vergine, sentire, percepire, dipingere

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,

Io dirò un giorno le vostre nascite latenti:

A, nero corsetto villoso di mosche splendenti

Che ronzano intorno a crudeli fetori,

Golfi d’ombra; E, candori di vapori e tende,

Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbrelle;

I, porpora, sangue sputato, risata di belle labbra

Nella collera o nelle ubriachezze penitenti;

U, cicli, vibrazioni divine dei verdi mari,

Pace di pascoli seminati d’animali, pace di rughe

Che l’alchimia imprime nelle ampie fronti studiose;

O, suprema Tromba piena di strani stridori,

Silenzi attraversati da Angeli e Mondi:

– O l’Omega, raggio viola dei suoi Occhi!

Sabato 26 giugno 2021 Il momento è arrivato: il caldo ha asciugato quasi del tutto il cemento e posso iniziare a dipingere. La mattonella è un po’ in pendenza e la parte più bassa è ancora in parte umida, per cui decido di iniziare a preparare il fondo bianco. Ripulisco ed elimino i residui di foglie, insetti morti o ramoscelli caduti di notte e mi trovo davanti l’intera area da decorare. Preparo la vernice, diluita con un po’ d’acqua in una bottiglia, mescolo con un rametto fino a ottenere la giusta fluidità e mi metto all’opera col pennello. Concludo pian piano la prima stesura e, dopo qualche ora, ricomincio a stendere il colore, fin a coprire l’intera superficie. Dopo alcune ore, ci siamo: alea iacta est! Non posso più rimandare perché il fondo è pronto e devo aggiungere il rosso, che darà forma al volto di “Bocca di rosa”. Spazzo di nuovo la mattonella e mi tolgo le ciabatte. Preparo il colore. Poi rovescio un vaso da fiori su cui piazzo la mia macchina fotografica, in modalità telecamera. Parto dal naso, quasi con timore, e a poco a poco il viso prende forma. Sulle ali di Rimbaud, vado avanti per qualche ora. Nel tempo libero esploro il territorio: Fano, Pergola, Cagli mi regalano vedute eleganti e solari, inattese e però ancora più affascinanti.

I bronzi di Cartoceto a Pergola

Domenica 27 giugno 2021 Oggi è il giorno dei ritocchi: per evitare l’arsura del giorno, alle sette di mattina prendo il pennello più piccolo e levigo i contorni per raggiungere le forme desiderate. Il pennello è uno scalpello, morbido ma implacabile. Proseguo per alcune ore, a tocchi di bianco o, all’occorrenza, di rosso, fino al risultato voluto. L’opera è terminata.

Che cos’è la Land Art?

(da Enciclopedia Treccani) Forma d’arte contemporanea, nota anche come earth art, earth works («arte della terra», «lavori di terra»), sorta intorno al 1967 negli Stati Uniti e caratterizzata dall’abbandono dei mezzi artistici tradizionali per un intervento diretto dell’operatore nella natura e sulla natura. In tale scelta era insito un rifiuto del museo, come luogo dell’opera d’arte, e del mercato artistico: le opere hanno per lo più carattere effimero e restano affidate specialmente alla documentazione fotografica e video, a progetti, schizzi ecc. Gli artisti che hanno individuato nella natura la loro area operativa, infatti, non puntano tanto al risultato quanto al processo e alla realizzazione di un’esperienza esemplare; donde l’affinità che lega questo tipo di ricerca all’arte concettuale e, più in generale, all’arte di comportamento.

Si ricordano, come esempi di land art, i solchi tracciati in un campo di grano e sulla riva ghiacciata di un fiume, nonché lo scavo profondissimo effettuato nel deserto del Nevada, a opera, rispettivamente, degli statunitensi D. Oppenheim e M. Heizer; o anche l’impacchettamento con materiale plastico e corda di diverse migliaia di metri quadri di costa in Australia, a opera di Christo.

Tra i seguaci di questa tendenza, che nasce da un atteggiamento rigorosamente anti-formale in antitesi con il figurativismo della pop art, come pure con le fredde geometrie della minimal art, e che, con il richiamo a temi ecologici, vuole contrapporsi al tecnicismo e all’urbanesimo esasperati della società contemporanea, ricordiamo ancora gli statunitensi W. De Maria e R. Smithson, gli inglesi R. Long e B. Flanagan, gli olandesi M. Boezem e J. Dibbets. In Italia esperienze di land art si sono avute soprattutto in rapporto con l’arte povera.

Vieni, c’è un cammino nel bosco. Prima, però, spogliati: pelle, naso, orecchie narrano più che occhi, mentre avanzi su piastrelle decorate, cullate da ombre di querce e raggi solari sfrangiati.

RASSEGNA STAMPA

Da “Corriere Adriatico” (resoconto della conferenza stampa di presentazione):

Sito internet della Casa degli Artisti di Fossombrone (PU)

The Scientific Committee of the Casa degli Artisti of Sant’Anna del Furlo, chaired by the curator Andrea Baffoni, has selected the projects of 40 artists in the three different sections, Il Cammino dell’arte, Fiber Art, Tre Fontane:
Bernardo Bandinelli was selected for “Il cammino dell’arte” (Art path).

Come, there is a path through this wood. But first undress yourself: your skin, nose, ears tell more than your eyes, while you are walking on a decorated ceiling, cradled by oak shadows and frayed sun rays.

Rassegna stampa:

Un pensiero su “2021 LAND ART AL FURLO – XII EDIZIONE

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